Destinato a fallire
e per questo a riuscire
“destinato a fallire”. Le pedivelle girano, ma oggi proprio non riesco a staccare, in testa ho un minestrone di pensieri extra bici e questa frase ricorrente. Un po’ mi fa sorridere.
Guardo a destra, le nuvole che arrivano dalla Val Trebbia sono minacciose, io sto tornando e dovrei farcela a non prendere l’acqua. Marta e Olly mi recupereranno dopo, prima dell’ultima salita che oggi non ha alcun senso fare.
è presto e potremmo mangiarci una pizza e andare a nanna. Domani giornata lunga, ho anche una cena di lavoro con i colleghi svedesi scesi apposta. La sera, non potrò dare il bacio della buonanotte alla mia bimba e la cosa già mi urta. ma tant’è.
Il Wahoo segna ancora 15 min, poi terminerà lo scarico di oggi. Domenica è andata bene, un po’ me l’aspettavo di arrivare davanti; “si, però, come sei duro quando non vinci, bisogna dirsi che si è bravi quando va bene".” Gara provinciale in Appennino. Che bello correre sui sentieri quasi di casa.
TUTTO PRECIPITA, PERCHE QUI, NESSUNO SBAGLIA MAI.
Ho sempre sbagliato tanto. provato e riprovato in tutto. Nel lavoro, in bici, nelle cose in cui credo. Ma a 35 anni, mi sono voltato indietro e mi sono accorto che qui stava il segreto; non che non lo sentissi a pelle prima, ma guardando il me di 10 anni fa, lui non poteva esserne sicuro che quella era la via. Sbagliare.
Ho sempre fatto. Non sapevo cosa volevo fare, ma ho imparato a FARE per sapere cosa NON FARE. A volte è stato doloroso, a volte liberatorio, a volte sembrava tutto a caso.
Facendo si sbaglia e sbagliando s’impara, è vero, ma il problema è che devi fare tuo lo sbaglio. Ciò che oggi la maggior parte di noi non fa. C’è sempre qualcos’altro.
Sono al terzo anno che in bici mi faccio seguire dal coach; a volte penso che avrei voluto farlo tanto tempo prima, ma la verità è che non sarei stato pronto e ne avrebbe avuto senso.
Perché arrivarci è stato un processo che non si può cambiare, sognando percorsi di vita mai realizzatisi.
La mia testa non sarebbe stata pronta 6 o 7 anni fa, perché in Mountain Bike mi sfogavo e basta, come da bambino.
Tornavo tardi dall’ufficio, la voglia di vestirsi era ZERO alle 7 di sera, nelle sere di fine aprile quando ancora fa freddino, ma comincia a fare luce. “che senso ha?”
Senza saperlo, forzandomi a uscire, stavo costruendo la libertà di oggi. Avere poco tempo per andare in bici, faceva si che capissi in quale azienda lavorare, quali responsabilità prendermi per poter crescere e avere l’indipendenza manageriale che vedevo in alcuni miei (pochi) mentori dell’epoca.
Era un vero e proprio metro della qualità della mia vita.
Volevo pesare così tanto, da non dover rendere conto degli orari, ma solo dei risultati.
Senza saperlo accettavo sempre meno compromessi e usavo le ore in bici settimanali come metro della mia libertà presente. Questo mi costringeva a dovermi impegnare a lavoro e a essere disciplinato per fare meglio e in meno tempo, per poter volare sulla bici.
DESTINATI A FALLIRE
Il fatto è che tutti vogliono vincere in qualche modo. ma questo sport è crudele, vince uno.
Butto già un dente o due, ora arriva un “mangia e bevi” super scorrevole. Penso a tutti gli élite che arrivano sempre settimo, nono, quindicesimo. Che voglia hanno di ripresentarsi tutte le domeniche in partenza?
Per me forse è più facile. anche da “amatorasso”, come ci chiamo io, quando sei un “underdog” e non hai quasi alcun talento, non hai niente da perdere, sai che devi solo lavorare tanto e bene. Ma quelli che già lo fanno di mestiere, curano già tutto e non riescono mai, per una carriera intera?
Sono destinati a fallire. Sempre e piu’ di altri. Ma proprio per questo sono ancora li. per la bellezza del processo. perché poi un giorno arriva tutto.
Affinchè qualcuno vinca, ci deve essere qualcuno da battere tutte le sante domeniche. e loro saranno li, ancora una volta a dare filo da torcere. E tra di loro, nel mio piccolo, ci sarò anch’io. Noi. Voi.

